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L’importanza di fermarsi

Pubblicato da eleonora il

L’importanza di fermarsi

Ho vissuto alcuni anni correndo come una pazza.

Facevo casa-lavoro, lavoro-casa, non avevo mai tempo. Il tempo per i miei amici era quasi nullo, cercavo in ogni modo di riuscire ad averlo e mi organizzavo per il sabato pomeriggio o il sabato sera, ma poi tra le varie cose che dovevo fare nel week end, perchè in settimana non avevo proprio tempo, non riuscivo mai ad avere il tempo per i miei amici, il mio ragazzo, la mia famiglia e tanto meno per me.

Correvo e mi affannavo per cercare di avere quella carriera che tutti desiderano, per guadagnare e comprarmi dei vestiti firmati, belle borse, spendere soldi in cene fuori, aperitivi, e non avere problemi di soldi.

Le mie giornate si svolgevano in maniera sempre uguale. Sveglia, colazione di fretta, corri al lavoro, intera giornata al lavoro, poi cena e stanchissima nel letto. Ero convinta di fare bene anzi mi chiedevo perchè non avessi iniziato prima visto che la strada per avere una bella carriera era ancora lunga.

Ci ero completamente dentro e non avevo neanche il tempo di domandarmi se era veramente quello che volevo oppure no, semplicemente ero presa in un vortice di impegni, tantissimo lavoro e tantissima speranza per il futuro per avere un buon lavoro e una buona retribuzione.

D’altronde il commercialista è un lavoro in cui si guadagna tanto, ma prima devi fare molta gavetta. E poi io ero fortunata perchè avevo un lavoro vicino casa che a Roma è una grande cosa, visti i tempi degli spostamenti, e poi mi pagavano, c’erano persone che avevano fatto il tirocinio completamente gratis e poi dopo il tirocinio avevo avuto uno stipendio, da fame, ma ce lo avevo.

E poi avevo un’ottima prospettiva: avendo i miei clienti averi potuto gestire il lavoro come volevo e soprattutto guadagnare molto.

Finalmente potevo permettermi di andare a fare shopping come volevo e comprare quello che volevo, uscire con le amiche e prendermi tutto ciò che desideravo, andare nei bei locali senza limiti di budget e soprattutto viaggiare.

Potevo finalmente andare fuori dall’Europa anche se le ferie erano talmente poche che per viaggiare non avevo tempo di riposare, però meglio che non farlo.

Il tempo per me era completamente assente, il tempo per le persone che amavo era totalmente assente e non di qualità, ero sempre perennemente stanca. 

La finestra

Però avevo delle grandi aspettative per il futuro, il mio desiderio era quello di fare sacrifici per poi aprirmi uno studio con la mia collega, lavorare mezza giornata e guadagnare tanto.

C’era tutto, c’erano i titoli, c’era il mio 110 e lode alla Sapienza, c’era la mia collega che mi completava in tutto e poi arrivò anche l’abilitazione da commercialista. Fui abilitata al primo tentativo con solo un mese di studio continuando a lavorare.

Ero portata ai numeri e ai calcoli, a studiare le leggi e fare bilanci mi riusciva bene e mi divertiva anche a volte.

E poi c’erano quei momenti in cui guardavo fuori.

Ero sempre seduta alla mia scrivania, sempre la stessa, nella stessa stanza, nello stesso ufficio, con davanti il computer, fatture, scartoffie. Dalla mia postazione guardando fuori dalla finestra vedevo sempre lo stesso panorama: due alberi in lontananza e il prato che c’era davanti la scuola di fronte al nostro ufficio.

Non so quante volte ho guardato da quella finestra per vedere sempre i soliti due alberi. 

Eppure guardare di fuori mi dava serenità e mi faceva vedere un po’ di natura, era una pausa da tutte le mie scartoffie e i miei calcoli.

Quanto desideravo essere via lontano lontano dove ci sono altre culture, altri modi di vedere e paesaggi nuovi da scoprire.

 

La giusta professione

Non sono riuscita a salvarmi da sola.

La mia mente era convinta, e un po lo e’ ancora, che era tutto giusto, che era la strada giusta, che era il modo, l’unico, che avevo, perchè era quello giusto. Era la strada per cui avevo studiato e che per tutti è prestigiosa e di successo.

Essendo io brava con i numeri il commercialista era una professione perfetta, che si guadagna bene e di prestigio.

Chi mi ha salvato è stata l’ansia.

Ci sono cose che il corpo sa, ma la mente no, è una cosa strana, magari non è cosi per tutti, ma per me è molto difficile scindere tra ciò che è giusto fare e cosa invece voglio fare.

E cosi arrivò lei, l’ansia.

Mi era già capitato di essere molto stanca, ma un giorno al lavoro mi si interruppe del tutto la vista.

Ero tornata dalla pausa pranzo con le mie colleghe, il martedì pranzavamo tutte insieme e mi trovavo alla mia scrivania, il capo era nella sua stanza. Una situazione perfettamente tranquilla e quotidiana, quando iniziai a sudare in tutto il corpo senza un vero motivo.

Mi era impossibile stare concentrata al computer così decisi di smettere di fare ciò che stavo facendo e fare una cosa facilissima per cui non serviva attenzione: inserire le fatture.

L’inserimento di fatture è un lavoro facilissimo, basta inserire i dati dei clienti e dei fornitori e inserire i prezzi, eppure mi era impossibile farlo, non riuscivo letteralmente a scrivere sulla tastiera i dati che vedevo scritti.

La collega che era accanto a me se ne accorse. In realtà era già da qualche giorno che mi sentivo agitata al computer, mi guardò chiedendomi come mi potesse aiutare.

Ma non c’era niente che potesse fare.

Mi alzai e andai sul balcone. Stavo malissimo, non riuscivo a respirare, sedermi alla scrivania e fare qualsiasi cosa mi era impossibile, un blocco totale.

Rimasi sul balcone un quarto d’ora, poi mi risedetti alla scrivania per far finta di fare qualcosa, ma niente, era impossibile, sudavo in tutto il corpo, il cuore andava all’impazzata e non riuscivo più a guardare lo schermo.

Il panico

Al lavoro ero diligentissima, forse troppo, mai un’assenza, anche da malata, ma in quel momento ero nel panico più totale, non sapevo proprio cosa fare e mi vergognavo anche di stare in quella situazione senza un valido motivo.

Non avevo la febbre, non mi faceva male qualcosa, ma avevo un blocco totale. Come la spieghi agli altri una cosa del genere? Soprattutto al lavoro?

Non sapevo proprio cosa fare, continuavo a sudare, il cuore all’impazzata, le mie colleghe mi guardavano, ma non sapevano come aiutarmi, ma dire al capo che stavo male così senza un motivo era come dire non riesco più a fare questo lavoro e non è una cosa ideale da dire al proprio capo. Di inventarmi qualcosa non mi era neanche venuto in mente.

Tornai sul balcone perchè ero nel panico più totale. Poi decisi, mi alzai e andai dal capo a dirgli che andavo via, che non mi sentivo bene.

Presi le mie cose e andai via. Avevo paura anche di scendere le scale, ma una volta fuori mi sentii meglio.

Ero fuori dalla strada giusta.

Categorie: BENESSERE

2 commenti

Luigi · 28 Febbraio 2021 alle 10:12

è proprio vero , il corpo non mente mai; per quanto uno possa reprimersi e far finta che tutta vada bene, il corpo prima o poi esce fuori e ti urla in faccia tutto il suo disagio .

    eleonora · 26 Marzo 2021 alle 10:58

    Esatto, il corpo è lo specchio dell’anima. Grazie per il commento Luigi! 🙂

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