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La felicità del godersi il proprio tempo

Pubblicato da eleonora il

La felicità del godersi il proprio tempo

Il lavoro nella società di oggi ha preso il sopravvento sulle nostre vite.

Il miglior lavoro possibile sarebbe quello che segue le nostre passioni, quello che faremmo anche gratis, ma come sappiamo non è spesso possibile.

Il problema è che il lavoro si prende tutto di noi: il tempo, le risorse, fino alla nostra identità.

Il lavoro occupa la maggioranza delle nostre giornate e quindi la maggior parte della nostra vita. Essere in un modo al lavoro e in un altro fuori è praticamente impossibile.

Il nostro lavoro è un po’ noi, ci identifica e molto spesso la prima domanda che ci viene posta è: ” Tu cosa fai? Di cosa ti occupi?”

Come se il lavoro fosse (o forse lo è) la parte che più ci rappresenta.

Fondamentale è rivolgere un pensiero profondo a quello che stiamo facendo e a quello che potremmo fare per migliorare la nostra posizione verso qualcosa che ci appartenga veramente.

I tabù dell'occidente

La società occidentale rappresentata dai mass media, dalla cultura e dal pensiero comune fa una cosa che in altri paesi, come quelli orientali, non viene fatta: considera la malattia a la morte come tabù. Non se ne parla mai.

Le malattie e la morte sono viste come cose da evitare, perfino nel parlare, si cerca sempre di starne lontano, come se fossero elementi marginali o eventuali della nostra vita.

Anche le persone colpite da una grave malattia vengono spesso allontanate, emarginate, magari non in maniera evidente ed eclatante, ma pian piano vengono escluse dalla vita di tutti i giorni, dai discorsi, dalle uscite.

Nella nostra cultura parlare di malattia e morte in prima persona genera immediatamente paura, disagio, necessità di cambiare discorso. Se ne vuole sapere il meno possibile.

L’unica cosa che si chiede quando si sa che qualcuno sta male è: “Ma come ti sei accorto di essere malato?”.

In realtà non è vicinanza è solo un modo per allontarsi ancora di più.

La malattia e la morte sono concetti negativi nella cultura occidentale, nella cultura orientale invece hanno un risvolto positivo, aiutano a valorizzare la felicità del godersi il proprio tempo.

cosa fare nella vita

Il valore del tempo

Quando ad una persona che non mi conosce spiego che voglio vivere e godermi il presente, che voglio godermi il mio tempo il più possibile,  perchè potrebbe essere poco o comunque non infinito, la maggior parte delle volte vengo fraintesa o non capita.

Se tutto va bene si vive fino a 80/90 anni, in salute statisticamente fino ai 50/60 anni. Considerando la propria età quanti anni si hanno a disposizione per vivere a pieno?

La maggioranza delle persone che ascolta questo discorso rimane interdetta e non lo accetta. Eppure è la verità, ognuno di noi ha una quantità di tempo ben definita e limitata e sta a noi viverla al meglio.

Un altro concetto che è necessariamente collegato è il consumismo: lavoro uguale soldi.

Se le persone iniziassero a ragionare con la percezione del proprio tempo limitato, difficilmente ci sarebbero accumuli di grandi ricchezze, il consumismo effimero, quello dato dal compensare un brutto lavoro.

Lo stesso lavoro verrebbe messo in discussione perchè al di là delle necessità più importanti da soddisfare, quello che compriamo e consumiamo in più perderebbe di importanza.

Il consumismo si basa su questo di più, su tutte le cose che in realtà non ci servono e sono veramente veramente tante, quasi tutto ciò che compriamo.

Lavorare tutto il giorno, di tutti gli anni, ed avere un mese di libertà all’anno per comprare vestiti firmati, auto nuove o cene al ristorante quando per comprare queste cose sto usando il mio tempo. Un tempo che non è possibile ricomprare una volta utilizzato.

Ovvio che i soldi servono per vivere, ma qui ci riferiamo a quel di più a cui tutti aspirano senza rendersi conto che stanno pagando un conto ben più salato.

Conosco gente ricca che fa 3 lavori che odia. 

Se la realtà delle malattie e della morte entrasse nella nostra consapevolezza tantissime delle nostre abitudini perderebbero di senso.

Come fare un lavoro che non ci piace, accumulare, diventare ricchi.

L'ansia del futuro

Nella nostra cultura occidentale c’è la continua ansia del futuro, un misto di paura e preoccupazione per quello che saranno i prossimi anni.

Si fanno le cose con uno sguardo perennemente rivolto al futuro, mai al presente: “Faccio questo così poi….”

Ecco, se c’è una cosa che ho imparato è che quando si fa una cosa va fatta fine a se stessa, va fatta perchè ci piace non perchè ci porta ad altro.

Se poi ci porterà ad altro ben venga ovviamente e in quel caso saremmo doppiamente fortunati.

Se invece questo altro non arriverà mai o non è come ce lo aspettavamo accumuleremo frustrazione e malcontento, e avremmo buttato tutto il tempo utilizzato.

Non rimandare mai la tua felicità, il nostro tempo è prezioso e nessuno sa quanto ne abbiamo, ma una cosa è certa, è limitato per tutti. E’ la cosa più preziosa che possediamo e dobbiamo valorizzarla.

Quante volte anch’io ho iniziato e vissuto giornate intere aspettando che arrivassero le 17:00 il più presto possibile, speravo solo che il tempo passasse più velocemente possibile. Quando ho capito la sua importanza, ho capito che in realtà stavo buttando proprio la cosa più preziosa.


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